Transizione 5.0: i numeri finali di una misura che ha cambiato il manifatturiero italiano
Il Piano Transizione 5.0 si chiude con un bilancio che pochi avrebbero previsto a novembre 2024, quando appena l'1,6% dei fondi era stato prenotato e si parlava apertamente di smantellare la misura. I dati consuntivi presentati dal Ministero delle Imprese e del Made in Italy raccontano una storia molto diversa: quasi 10 miliardi di investimenti mobilitati, 18.900 istanze approvate e 4,6 miliardi di credito d'imposta atteso.
Una misura partita in sordina e arrivata a esaurire le risorse disponibili in modo così rapido da lasciare fuori migliaia di imprese con progetti tecnicamente ammissibili — i cosiddetti "esodati della 5.0".
Chi ha investito e quanto
L'analisi della distribuzione degli investimenti restituisce un quadro preciso del manifatturiero italiano nel 2025-2026.
Sul fronte geografico, il Nord Italia ha assorbito l'80% dei crediti d'imposta complessivi, con la Lombardia da sola oltre il miliardo di euro, seguita da Veneto ed Emilia-Romagna. Il Sud Italia — e la Campania in particolare — ha ancora margini enormi di crescita nell'utilizzo di questi strumenti, anche grazie alla combinazione con la ZES Unica Campania.
Sul fronte settoriale, il manifatturiero ha dominato con oltre il 70% delle risorse impegnate. Metallurgia, gomma e plastica e alimentare hanno guidato la domanda. Interessante il dato sull'agricoltura, che ha intercettato il 7,5% dei crediti.
Sul fronte dimensionale, le piccole imprese hanno rappresentato il 35% dei beneficiari — un dato significativo che dimostra come la misura abbia effettivamente raggiunto anche il tessuto della PMI, non solo i grandi gruppi industriali.
Il dato più importante: le imprese hanno scelto di fare le cose per bene
Il numero che racconta meglio lo spirito della misura è questo: l'86% delle imprese ha scelto la procedura ordinaria — quella più complessa, che richiede la certificazione di risparmi energetici precisi e misurabili — e l'80,9% ha ottenuto la Classe III, la fascia più alta, con una riduzione dei consumi superiore al 15%.
Questo significa che la maggior parte degli investimenti non si è limitata all'aggiornamento tecnologico di base, ma ha puntato a obiettivi di efficienza energetica strutturali e ambiziosi. La doppia transizione — digitale ed energetica insieme — ha funzionato davvero.
La questione degli esodati della 5.0
Il percorso non è stato lineare. La misura è diventata operativa solo nell'agosto 2024, sottraendo mesi preziosi alle imprese. Poi, nella primavera 2025, la comprensione tecnica dei nuovi strumenti ha innescato una corsa alle prenotazioni con picchi di oltre 7 milioni di euro di crediti giornalieri.
A settembre 2025 una rimodulazione finanziaria ha ridotto le risorse disponibili da 6,3 a 2,5 miliardi. A novembre 2025 i fondi erano già esauriti — ma le domande continuavano ad arrivare. Risultato: 7.500 imprese con progetti ammissibili sono rimaste senza copertura, per 1,65 miliardi di crediti attesi.
Il Governo ha poi riconosciuto a questi "esodati" quasi il 90% del credito d'imposta maturato sui beni strumentali, con un ulteriore contributo al 100% per gli investimenti in fonti energetiche rinnovabili.
Cosa succede adesso: il nuovo iperammortamento 2026-2028
Il Piano Transizione 5.0 non si chiude con un punto fermo — si chiude con una base. Il Ministero ha già annunciato che l'esperienza accumulata sarà il punto di partenza per il nuovo iperammortamento 2026-2028, con l'obiettivo di accompagnare le imprese in un orizzonte di medio-lungo termine verso una doppia transizione digitale ed energetica sempre più strutturale.
Per le PMI manifatturiere che non hanno fatto in tempo a presentare domanda — o che sono rimaste tra gli esodati — questo è il momento di prepararsi. Gli strumenti cambiano, ma la direzione è la stessa: investire in tecnologia avanzata, ridurre i consumi energetici e farlo con il supporto della finanza agevolata pubblica.
Il ruolo di Ingenia
In Ingenia supportiamo le PMI manifatturiere in tutto il percorso: dall'analisi di ammissibilità agli incentivi, alla selezione delle tecnologie — MES cloud, sistemi di energy management, AI e robotica — che generano i risparmi energetici certificabili richiesti dalla normativa. Abbiamo accompagnato aziende campane nell'accesso a Transizione 4.0 e 5.0 e siamo pronti a fare lo stesso con i nuovi strumenti 2026-2028.
Il Piano Transizione 5.0 ha dimostrato che le PMI italiane, quando capiscono lo strumento, investono con ambizione. Noi siamo qui per aiutarle a capirlo — e a usarlo al meglio.