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Etichetta SSCC GS1: struttura, regole e applicazione sul pallet

Team Ingenia · 03/11/2026
Etichetta SSCC GS1: struttura, regole e applicazione sul pallet

L’etichetta SSCC GS1 è l’etichetta logistica che identifica in modo univoco un pallet, un roll container o un collo spedito. Riporta un codice di 18 cifre, il Serial Shipping Container Code, codificato in un codice a barre GS1-128 e preceduto dall’Application Identifier (00). È l’unico dato obbligatorio dell’etichetta e va stampato nella parte bassa. Il codice resta lo stesso per tutta la vita dell’unità, dal tuo magazzino fino al ricevimento del cliente. Qui trovi come si compone il codice, come si calcola la cifra di controllo, dove va applicata l’etichetta e come collegarla ai documenti di trasporto.

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In breve

  • L’SSCC identifica l’unità logistica (per esempio un pallet), non il prodotto: per il prodotto si usa il GTIN, cioè il codice EAN.
  • Le 18 cifre sono: cifra di estensione, prefisso aziendale GS1, numero seriale e cifra di controllo.
  • Sull’etichetta l’SSCC è rappresentato in GS1-128 con l’AI (00) e occupa sempre la fascia inferiore.
  • Lo assegna chi assembla fisicamente l’unità e non va riutilizzato prima di un anno dalla spedizione.
  • Il valore vero arriva quando l’SSCC viaggia anche nei dati: avviso di spedizione EDI (DESADV), WMS, TMS e documenti di trasporto.

Indice

Che cos’è il codice SSCC

Il Serial Shipping Container Code è la chiave GS1 per identificare le unità logistiche, cioè i raggruppamenti di unità commerciali confezionate insieme per lo stoccaggio o il trasporto. Il caso più comune è il pallet, ma vale anche per un cartone spedito da solo, una gabbia o un roll container.

GS1 Italy descrive l’SSCC come la “targa” dell’unità logistica: un numero che accompagna quel singolo pallet lungo tutta la filiera. Due pallet con lo stesso contenuto (stesso articolo, stessa quantità, stesso lotto) hanno comunque due SSCC diversi. È questa unicità che permette di sapere dove si trova un’unità precisa, quando è partita e quando è stata ricevuta.

La sigla SSCC si usa in tutta Europa. In Germania lo troverai anche come NVE, nei documenti in inglese come logistic label o pallet label. Lo standard resta lo stesso: lo gestisce GS1 e, in Italia, GS1 Italy.

Le 18 cifre dell’SSCC, una per una

La struttura è fissa: 18 cifre divise in quattro parti.

Parte Cifre A cosa serve
Cifra di estensione 1 (da 0 a 9) A disposizione dell’azienda, amplia la numerazione disponibile
Prefisso aziendale GS1 variabile Identifica l’azienda che assegna il codice, rilasciato con l’adesione a GS1 Italy
Numero seriale variabile Il progressivo che distingue ogni singola unità
Cifra di controllo 1 Calcolata sulle 17 cifre precedenti, verifica che il codice sia corretto

Prefisso e seriale insieme occupano sempre 16 cifre: più è lungo il prefisso aziendale, meno cifre restano per il seriale. Per questo, prima di impostare la numerazione nel gestionale, conviene verificare la lunghezza del proprio prefisso.

Come si calcola la cifra di controllo: un esempio

La cifra di controllo segue l’algoritmo standard GS1 a modulo 10. Prendiamo un SSCC di esempio con dati fittizi:

  1. Cifra di estensione 3, prefisso 801234567, seriale 0000001: le prime 17 cifre sono 38012345670000001.
  2. Partendo dalla cifra più a destra, moltiplica alternativamente per 3 e per 1: la prima (1) per 3, la seconda (0) per 1, e così via.
  3. Somma i prodotti. In questo esempio il totale è 72.
  4. Sottrai il totale dal multiplo di 10 uguale o immediatamente superiore: 80 − 72 = 8.
  5. La cifra di controllo è 8. L’SSCC completo diventa 380123456700000018 e sull’etichetta si legge (00) 380123456700000018.

Nessun operatore dovrebbe fare questo calcolo a mano, perché lo genera il software che stampa le etichette. Saperlo leggere aiuta però a capire perché uno scanner rifiuta un codice digitato con una cifra sbagliata.

SSCC, GS1-128 e GTIN: tre cose diverse

È la confusione più frequente. L’SSCC è un numero, il GS1-128 è il codice a barre che lo contiene, il GTIN è il codice dell’articolo.

Cosa identifica o rappresenta Dove lo trovi
GTIN (codice EAN) Il tipo di prodotto o di imballo: tutte le confezioni dello stesso articolo hanno lo stesso GTIN Sulla confezione, sul cartone, nell’anagrafica articoli
SSCC La singola unità logistica: ogni pallet ha il suo Sull’etichetta logistica, nell’avviso di spedizione
GS1-128 (ex EAN-128) Una simbologia di codice a barre che contiene più dati, ciascuno introdotto da un Application Identifier Sull’etichetta logistica e sugli imballi

Il GTIN è il codice prodotto dello standard GS1 e identifica unità consumatore e colli. Con l’iscrizione a GS1 Italy l’azienda riceve un blocco di numeri per codificare i propri articoli. “EAN” è il nome storico con cui molti lo chiamano ancora, e GS1 Italy stessa parla di codici a barre GS1 (EAN).

Il GS1-128, invece, è una delle simbologie lineari GS1, accanto all’EAN-13 usato sui prodotti. Il nome “EAN 128” che si sente ancora in magazzino indica la stessa cosa. Se un cliente ti chiede l’EAN 128 sui cartoni, GS1 Italy spiega che il codice dell’imballo e le informazioni aggiuntive vanno rappresentati nel codice EAN-128, detto anche GS1-128.

A rendere il GS1-128 adatto alla logistica sono gli Application Identifier: prefissi numerici tra parentesi che dicono al lettore che tipo di dato segue. (00) significa “segue un SSCC”, (01) un GTIN, (10) un lotto. Così un solo codice a barre può contenere il codice del pallet, il codice dell’articolo contenuto, la quantità e la scadenza senza ambiguità.

Com’è fatta un’etichetta logistica GS1

Secondo la guida pratica di GS1 Italy, l’etichetta logistica è divisa in tre sezioni, dall’alto verso il basso:

  1. Sezione informativa libera: logo, nome e indirizzo del mittente o del destinatario, testo a scelta dell’azienda.
  2. Sezione informativa in chiaro: i dati leggibili dall’operatore, con le relative descrizioni.
  3. Sezione codici a barre: i simboli GS1-128 con l’interpretazione in chiaro sotto ciascuno.

Nella stessa guida l’SSCC è descritto dall’AI (00), seguito da un campo numerico a lunghezza fissa di 18 caratteri. Il simbolo che lo contiene deve stare nella posizione più bassa dell’etichetta. Sopra possono comparire altri codici a barre con i dati concordati con il cliente: il GTIN delle unità contenute, la quantità, il lotto, la data di scadenza. Se il pallet contiene imballi a peso variabile, la guida prevede anche il peso netto totale con l’AI (310n).

Il punto da ricordare è uno: l’SSCC è l’unica informazione obbligatoria dell’etichetta logistica. Tutto il resto dipende dagli accordi con il destinatario. Prima di definire il layout, chiedi al cliente o alla piattaforma della GDO quali dati vuole leggere in ricevimento: è la domanda che evita più ristampe.

Dove applicare l’etichetta e come stamparla

Un’etichetta corretta ma illeggibile non serve. Le indicazioni GS1 Italy su dimensioni e posizione sono precise.

Dimensioni del codice a barre

Per i codici a barre dell’etichetta logistica, l’altezza raccomandata è di 32 mm. Se lo spazio non basta si può ridurre, ma mai sotto i 13 mm. Barre più basse sono difficili da leggere per gli scanner a distanza dei carrellisti.

Posizione sul pallet

Per unità logistiche più alte di un metro, l’etichetta va applicata tra 400 e 800 mm dalla base e ad almeno 50 mm dal lato verticale. Così il codice resta all’altezza di lettura, lontano dagli spigoli che si rovinano con le forche e con il film estensibile.

Quote per posizione etichetta e altezza barcode

Etichette dei livelli inferiori

Quando un pallet contiene cartoni già etichettati con un proprio SSCC, i codici dei livelli inferiori dovrebbero essere coperti o non scansionati, per non confondere l’unità contenuta con l’unità madre. In pratica all’esterno deve restare leggibile un solo SSCC, quello del pallet.

Stampa e applicazione in linea

Chi spedisce pochi pallet al giorno può stampare a fine confezionamento con una stampante a trasferimento termico collegata al gestionale. Con volumi più alti, stampa e applicazione entrano nella linea di fine imballaggio, insieme a riempitrici, chiudi-cartone e avvolgitori. Se stai rivedendo questa parte dell’impianto, una panoramica sulle macchine per il confezionamento per piccole imprese aiuta a capire dove inserire la stazione di etichettatura. In entrambi i casi il codice SSCC deve essere generato dal sistema, non da un foglio Excel.

Chi assegna l’SSCC e quando si può riutilizzare

L’assegnazione spetta all’azienda che assembla fisicamente l’unità logistica, che ne garantisce l’identificazione fino a quando il pallet viene scomposto. Le specifiche generali GS1 indicano come responsabile chi assembla l’unità o il proprietario del marchio.

Cosa significa nella pratica:

  • Produttore che pallettizza: assegna l’SSCC con il proprio prefisso aziendale GS1.
  • Operatore logistico conto terzi che ricompone pallet misti: il nuovo pallet è una nuova unità logistica e riceve un nuovo SSCC, assegnato da chi lo assembla, secondo gli accordi con il cliente.
  • Pallet che passa intatto tra più trasportatori: l’SSCC non cambia mai. Nessuno lungo la filiera lo sostituisce.

Sul riutilizzo la regola è netta. Un SSCC, una volta attribuito, non va riutilizzato prima di un anno dalla data di spedizione al partner commerciale, e accordi specifici o normative di settore possono allungare questo periodo. Per questo il contatore dei seriali va gestito in un unico sistema centrale e non va mai azzerato, né a fine anno né per singola stampante.

Dall’etichetta ai dati: DESADV, tracciabilità e DDT

L’etichetta è solo metà del lavoro. L’SSCC funziona da chiave che collega l’unità fisica alle informazioni digitali scambiate via EDI, in particolare con il DESADV (Despatch Advice, l’avviso di spedizione).

Il flusso tipico è questo:

  1. In fase di preparazione il WMS genera l’SSCC, stampa l’etichetta e associa al codice gli articoli, le quantità e i lotti caricati.
  2. Alla spedizione parte il DESADV verso il cliente, con l’elenco degli SSCC e del loro contenuto.
  3. In ricevimento il cliente legge l’SSCC e il sistema mostra il contenuto atteso, senza aprire il pallet e senza ricontare ogni cartone.
  4. Il ricevimento confermato aggiorna il carico a magazzino e avvia la fatturazione.

GS1 ricorda che la scansione al ricevimento velocizza la ricezione e la successiva fatturazione, e che tramite EDI o EPCIS si possono condividere lo stato dell’unità in transito e i dettagli della spedizione. Nelle spedizioni con pallet annidati, le specifiche GS1 prevedono il collegamento tra SSCC figli e SSCC padre: leggendo il codice esterno si risale a tutto il contenuto.

Lo stesso codice è utile anche nei documenti di trasporto. Riportare gli SSCC sul DDT, o meglio collegarli a un DDT digitale, permette di verificare ogni contestazione pallet per pallet. Se stai lavorando su questo passaggio, trovi un percorso concreto nella nostra guida su come dematerializzare i DDT cartacei. Per capire quale sistema deve generare e leggere gli SSCC tra magazzino e trasporto, guarda anche il confronto tra WMS e TMS per la PMI.

Nel settore alimentare l’SSCC si affianca alla tracciabilità di lotto: il pallet porta il suo codice, i cartoni il GTIN e il lotto. Ne parliamo nell’articolo sull’etichettatura dei lotti di produzione e, lato ricevimento, nella checklist per il controllo della merce in accettazione.

Gli errori che bloccano il ricevimento

Sono quasi sempre gli stessi, e quasi tutti nascono da una gestione manuale:

  • Seriali duplicati: due postazioni di stampa con contatori separati generano lo stesso SSCC su pallet diversi.
  • SSCC non in fondo all’etichetta: il codice del pallet è stampato in alto o al centro, contro la regola GS1.
  • Codice a barre troppo basso o stampato male: sotto i 13 mm, o con testine usurate, il lettore non lo legge.
  • Codici dei cartoni ancora visibili: l’operatore in ricevimento legge l’SSCC sbagliato.
  • Etichetta senza dati nel flusso: l’SSCC c’è sul pallet ma non nel DESADV, e il cliente deve ricontare tutto a mano.
  • GTIN usato al posto dell’SSCC: il codice dell’articolo non identifica il singolo pallet.

Un controllo utile prima di partire: stampa una serie di etichette di prova e falle leggere dallo scanner del tuo cliente o della sua piattaforma. GS1 Italy offre anche un servizio di verifica delle etichette, con condizioni dedicate a chi è nel primo anno di adesione: valutalo prima di avviare le spedizioni verso la grande distribuzione.

Il nostro punto di vista

Per molte PMI l’etichetta SSCC arriva come richiesta del cliente: un nuovo distributore, una piattaforma della GDO, un capitolato. La tentazione è risolvere con un modello di stampa e un contatore in un foglio di calcolo. Funziona per qualche settimana, poi arrivano i duplicati, le ristampe e le contestazioni in ricevimento.

Per noi l’SSCC non è un’etichetta da stampare, ma il punto di contatto tra produzione, magazzino, trasporto e amministrazione. Il codice che il carrellista legge sul pallet deve essere lo stesso che compare nell’avviso di spedizione, nel DDT e nel registro di tracciabilità. Se ognuno di questi passaggi vive in un software diverso, il collegamento si spezza.

Per questo sviluppiamo in Italia una suite in cui magazzino, logistica e produzione dialogano tra loro, con workflow che si adattano ai processi reali dell’azienda. Il vero bivio non è tra etichetta cartacea e digitale, ma tra un adeguamento subito e uno guidato con consapevolezza.

Ufficio

Gestire SSCC ed etichette logistiche con Ingenia

Se devi introdurre l’etichettatura SSCC nel tuo magazzino, parti da un sistema che gestisca codici, letture e movimenti in un unico posto. Il modulo WMS di Gestya con palmari barcode porta la lettura dei codici a barre nelle attività quotidiane di magazzino, mentre Logistia gestisce tracciamento e spedizioni con l’intelligenza artificiale. Per chi lavora in conto terzi c’è la soluzione dedicata al magazzino per logistica conto terzi.

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Domande frequenti

Serve iscriversi a GS1 Italy per creare un SSCC?

Sì, se l’SSCC deve essere valido lungo la filiera. Il codice contiene il prefisso aziendale GS1, che si ottiene con l’adesione a GS1 Italy: senza prefisso non si può garantire che il numero sia unico a livello mondiale. Un numero inventato può sembrare corretto, ma rischia di coincidere con quello di un’altra azienda.

L’EAN 128 e il GS1-128 sono la stessa cosa?

Sì. EAN-128 è il nome storico, GS1-128 quello attuale, e il codice a barre è lo stesso. Il GS1-128 può contenere l’SSCC con l’AI (00) e altri dati come GTIN, lotto e scadenza, ciascuno con il proprio Application Identifier.

Si può usare lo stesso SSCC per un pallet rifatto?

No. Se il pallet viene scomposto e ricomposto con un contenuto diverso, diventa una nuova unità logistica e riceve un nuovo SSCC. Lo stesso codice non va riassegnato prima di un anno dalla spedizione, salvo periodi più lunghi previsti da accordi o norme di settore.

Quante etichette SSCC servono per ogni pallet?

Il codice identifica il pallet, quindi tutte le etichette applicate alla stessa unità devono riportare lo stesso SSCC. Il numero di etichette e i lati su cui applicarle vanno concordati con il destinatario, rispettando le distanze indicate da GS1 Italy: tra 400 e 800 mm dalla base e almeno 50 mm dal bordo verticale.

L’SSCC sostituisce il DDT?

No, lo completa. Il DDT resta il documento di trasporto, mentre l’SSCC identifica ogni singola unità spedita. Riportare gli SSCC nel DDT o collegarli al DESADV permette di verificare la consegna pallet per pallet.

Fonti

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